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04 Gennaio 2011 · La storia dell'ASI
    
 

AUTOMOTOCLUB STORICO ITALIANO
L’A.S.I. HA 40 ANNI

Sono passati ben quarant’anni da quando nel 1966 fu costituito l’ASI, l’Automotoclub Storico
Italiano, riconosciuto nel 1980, per decreto privato del Presidente della Repubblica Italiana, quale
Ente morale di diritto privato.
Oggi l’ASI è una Federazione di 223 Club, più 15 sodalizi aderenti, che conta tra i suoi iscritti quasi
centomila appassionati di veicoli storici ed è riconosciuto da tutti gli organismi nazionali e
internazionali come rappresentante istituzionale del motorismo storico italiano.
Di tutto rispetto anche il numero di veicoli che sono in possesso di certificazione di autenticità o
storicità, ben 127.515 automobili e 42.525 motociclette.
L’ASI, inoltre è membro della FIVA, (Federazione Internazionale Veicoli Storici), e la rappresenta
sul territorio italiano.
L’impegno dell’ASI è rivolto al recupero e alla cura di qualunque veicolo a motore che abbia
compiuto i vent’anni, salvaguardandone il valore di bene culturale, simbolo dell’evoluzione della
tecnica, dei costumi e della società. Gli aderenti all’ASI possono usufruire anche di benefici legati a
ciò che i veicoli hanno rappresentato e rappresentano tuttora in funzione del loro stato di
conservazione rispetto alla situazione originale o di restauro, fermo restando il rispetto della loro
originalità.
Per perseguire i propri obiettivi di Ente Culturale, l’ASI realizza diversi tipi di attività che vanno
dall’istituzione e la cura di un Registro Storico Nazionale, al rilascio di Certificati che attestano le
caratteristiche di autenticità e storicità dei veicoli, agevolandone i proprietari, che dietro specifica
richiesta, possono ottenere l’esenzione della tassa di possesso, la reimmatricolazione e agevolazioni
sulle polizze assicurative, all’organizzazione e patrocinio di eventi culturali , convegni, raduni
turistici e mostre finalizzati a divulgare l’aspetto storico del patrimonio motoristico italiano.
Importanti anche i rapporti che mantiene con le istituzioni per assicurare ai veicoli le doverose
attenzioni ed evitare che vengano abbandonati.
L’ASI è composta da un Consiglio Federale, formato da dodici consiglieri, che fanno capo al
Presidente, l’Avvocato Roberto Loi e si basa sull’attività di tredici Commissioni, ciascuna con il
proprio presidente.
Questo è ciò che l’ASI è ora, ma la storia dell’automobilismo storico fino alla sua fondazione,
avvenuta ufficialmente il 25 settembre 1966, si colora della passione di chi, tra favorevoli e
oppositori - come si conviene ai racconti più celebri e avvincenti - ha contribuito alla sua
realizzazione, l’ha difesa e l’ha vista crescere ed espandersi a livello nazionale e internazionale.
Premettendo che le informazioni riportate provengono dai ricordi, talvolta affievoliti e imprecisi in
seguito al passare degli anni, ci lasciamo condurre nel passato dalla memoria di alcune persone
legate all’Automotoclub Storico Italiano.
Fondamentalmente l’Automotoclub Storico Italiano nasce dalla fusione di due federazioni di club: il
Veteran Car Club Italia e la Federazione Italiana AutoMotoveicoli d’Epoca. Le due federazioni si
erano costituite quasi contemporaneamente nel 1961: il primo a Torino su iniziativa di Elio
Quaglino con presidente Umberto Agnelli, il secondo a Milano su iniziativa di Tito Anselmi e
Giovanni Lurani presidente.
Al Veteran Car Club Italiano erano collegati il VCC Torino, il VCC Verona, il VCC Sicilia, il VCC
Venezia Giulia, il VCC Busto Arsizio, il VCC Riviera di Ponente, Il VCC Bergamo e il VCC
Brescia. Con la FIAME erano il Circolo Autoveicoli d’Epoca Milanese, il Circolo Romano
Autoveicoli d’Epoca, Il Circolo Veneto Autoveicoli d’Epoca, il Circolo Romagnolo Auto
Motoveicoli d’Epoca, il Circolo Piacentino e Circolo Trentino Autoveicoli d’Epoca. Vi erano
inoltre registri di marca e club autonomi, come il Registro Fiat Italiano, Alfa Romeo, Bugatti, Club
Lancia Augusta e Scuderia Ambrosiana.
Il numero degli appassionati stava dunque crescendo e, grazie anche alla buona volontà delle parti e
di personaggi del motorismo italiano, nel 1965 vengono poste le basi per l’unione. Nel frattempo la
FIAME aveva già avuto il riconoscimento dell’Associazione dei Veteran Car Club mondiali; gli
altri club hanno aderito alla FEVA (Federazione Europea Veicoli Antichi), per poi riunirsi e
diventare FIVA ( Federazione Internazionale Veicoli Ancien).
Il primo passo importante verso la creazione di un’unica federazione di club è rappresentato
dall’incontro tenutosi il 18 giugno 1966 a Grugliasco (Torino), nello studio del Cavalier Giovanni
Battista Pininfarina. Durante l’incontro vengono redatti e sottoscritti i preliminari della fusione tra i
due club.
Luigi Lazzaroni, presidente della FIAME e il Dr. Umberto Peretti Colò, presidente del VCCI, a
seguito degli accordi raggiunti a Palermo il 6 maggio del 1966, in merito alla fusione dei due
sodalizi ed in virtù dei poteri loro conferiti dalle rispettive Associazioni, approvano così lo Statuto
che controfirmato dalle parti viene allegato all’atto di fusione.
Conformemente agli accordi di cui sopra, vengono chiamati a far parte del Consiglio del Nuovo
Sodalizio, per il VCCI Umberto Peretti Colò, Rodolfo Biscaretti di Ruffia, Elio Quaglino, Valerio
Moretti e Gastone Mancada; per la FIAME Luigi Lazzaroni, Franco Ferniani, Giovanni Caproni,
Eric Maggior e Massimo Leto di Priolo.
Nell’occasione vengono concordate le cariche sociali, con Umberto Peretti Colò Presidente e vice
presidenti Rodolfo Biscaretti di Ruffia ed Elio Quaglino.
Giovanni Lurani è delegato per l’estero, mentre il Consiglio è formato da Valerio Moretti, Gastone
Mancada, Luigi Lazzaroni, Giorgio Fianchetti, Giovanni Lurani ed Eric Maggior.
La prima seduta del Direttivo del nuovo sodalizio nazionale viene fissata per il giorno 15 luglio
1966 alle ore 11 presso la sede dell’Automobile Club Italia in Roma. In questa circostanza a
conclusione dei lavori interviene il Presidente dell’ACI, Luigi Bertett.
Il più è fatto ed entrambi i club approvano l’accordo. L’atto costitutivo viene firmato il 25 settembre
1966 a Bardolino, in provincia di Verona, davanti al notaio Angelo Mauro. La sede legale
dell’Automotoclub Storico Italiano è, come attualmente, il Museo dell’Automobile Carlo Biscaretti
di Ruffia a Torino.
Da quel momento inizia l’attività congiunta che sfocia in interessanti iniziative, soprattutto nel
campo dello studio dell’autenticità delle vetture e dei loro restauri. Nell’autunno del 1967 a Firenze
si tiene il primo Congresso Europeo dei grandi collezionisti di automobili storiche, abbinato al
primo Concorso Europeo per la conservazione ed il restauro delle automobili storiche. Si gettano in
questo modo le basi per una regolamentazione comune in questo difficile campo e viene pubblicato
un volume che riassume gli atti del convegno.
Linee guida che serviranno anche in futuro agli appassionati che vorranno avvicinarsi al
collezionismo.
Umberto Peretti Colò presiede l’A.S.I. fino al 1971, dimostrando grande disponibilità e cordialità.
In quel periodo i raduni hanno ancora un carattere elitario e sono molto legati all’attività
internazionale della FIVA.
Gli succede Giovanni Caproni, che viene affiancato fino al 1976 dal Presidente onorario Rodolfo
Biscaretti di Ruffia. Nel 1976, alla scadenza del mandato, viene eletto Augusto Costantino, che
resta in carica fino al 1982. Eccelso storico dell’automobile, da un’impronta culturale alla
federazione. Contemporaneamente il motorismo storico conosce una certa popolarità e un certo
sviluppo. Infatti il numero dei tesserati si mantiene stabile fino al 1978, quando si contano poco più
di 700 iscritti. Nello stesso anno l’A.S.I. si dota di una segreteria permanente nella sede operativa di
via Bruno Buozzi a Torino. Ma l’automobilismo storico sta facendo nuovi proseliti e pian piano il
numero degli associati sale, sfiorando le 3000 unità alla fine del 1982, anno in cui viene eletto
presidente Luigi Rossi di Montelera.
L’A.S.I. compie con lui un’importante svolta, facendosi conoscere e apprezzare dal mondo politico
italiano. Nel 1983, insieme ai registri Fiat, Lancia e Alfa Romeo, ottiene infatti l’esenzione fiscale
per i veicoli storici, contenuta nella legge 53. Il movimento ha un grande impulso, dovuto anche alla
crescente passione per i veicoli storici. Sono infatti sempre più numerose le rievocazioni – la 1000
Miglia raccoglie un numero crescente di adesioni e incomincia ad attrarre importanti sponsor - e
vengono organizzati i primi mercati di ricambi sull’esempio di quelli inglesi. A Torino, nel 1982,
viene organizzata la prima manifestazione di questo genere interamente al coperto, Automotoretrò.
Sull’esempio ne nascono nel giro di pochissimo tempo molte altre, come la Fiera di Genova, quella
di Padova, Reggio Emilia e molte altre. I raduni sono sempre più numerosi e seguiti. In parallelo
aumenta in modo esponenziale il numero degli appassionati che aderisce all’A.S.I., che raddoppia,
oltrepassando nel giro di un anno le 6000 unità.
Nel 1987 l’A.S.I. riesce a risolvere il problema delle reimmatricolazioni, rese ora più semplici
grazie a un accordo con il Ministero dei Trasporti.
Da semplice club per gli appassionati l’A.S.I. si sta trasformando in un vero e proprio movimento a
tutela e salvaguardia del motorismo storico. Una politica che prosegue con la stessa passione anche
con Vittorio Zanon di Valgiurata, Presidente A.S.I. per un decennio, dal 1987 al 1997, Zanon ha
sempre amato vivere direttamente la sua passione partecipando attivamente alla manifestazioni,
anche a carattero sportivo. In questo periodo il numero dei tesserati sale con progressione fino a
raggiungere le 14.700 unità allo scadere del mandato.
Nel segno della continuità, gli succede Roberto Loi, avvocato torinese. La politica perseguita fino a
qual momento assume un’accelerazione e, con la crescita costante del numero dei soci, aumenta
l’attività di tutta la federazione, con un “rinforzo” delle Commissioni e l’apertura dell’A.S.I. verso
nuove tipologie di veicoli. Un nuovo regolamento tecnico apre le porte alla legge 342, art.63, che
nel 2000 da all’A.S.I. la facoltà di certificare i veicoli e di iscriverli nel proprio registro per fini
fiscali e assicurativi. Sono proprio le Compagnie di assicurazioni che richiedono un’iscrizione
all’A.S.I., considerata indice di attenzione verso la storia del proprio veicolo.
La crescita del numero dei soci è esponenziale, dal momento che oggi sono quasi 100.000,
traguardo che molto probabilmente verrà superato entro la fine dell’anno.
Uno sviluppo che sicuramente non si deve al caso. Le attività dell’A.S.I. si sono infatti moltiplicate,
così come il numero dei club affiliati, che ora sono 225.
Un tale sviluppo ha richiesto un maggiore impegno da parte di tutto il Consiglio Federale, che ha
iniziato a riunirsi con maggior frequenza per esaminare e risolvere tutte le problematiche che una
crescita così rapida comporta. Uno dei problemi risolti recentemente è stato quello della sede. Dal
1978 la segreteria dell’A.S.I. ha cambiato sede diverse volte, trasferendosi da via Buozzi a via
dell’Ala, in corso Re Umberto e, successivamente acquistando la sede di corso Orbassano 336. Nel
2006 il grande salto di qualità e di spazio, con la nuova struttura storica di Villa Rey, sempre a
Torino. In questi anni l’A.S.I. si è dotato di un sito Internet molto completo e interattivo e ha
organizzato alcuni importanti eventi, come AsiMotoShow, AsiAutoShow e il Forum Internazionale
del Restauro, che ha riscosso un grande successo e risonanza internazionale nell’autunno del 2004.
1966: Presidente: Umberto Peretti Colò
1971: Presidente: Giovanni Caproni
Presidente onorario: Rodolfo Biscaretti di Ruffia
1976: Presidente: Augusto Costantino
1982: Presidente: Luigi Rossi di Montelera
1987: Presidente: Vittorio Zanon
1997: Presidente: Roberto Loi

 

 
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